Paolo Ferrara

Un blog sull'attivita' letteraria dell'autore beneventano Paolo Ferrara. Vedi anche www.paoloferrara.com & www.86SubPress.com

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Saturday, May 27, 2006

Giuseppe Pontiggia

Born Twice

When a breach birth leaves Paulo severely disabled, his father, the articulate, unsentimental Professor Frigerio, struggles to come to terms with his son’s condition. Face to face with his own limitations, Frigerio confronts the strange way society around him handles Paolo’s handicaps and observes his surprising gifts. In spare, deeply affecting episodes, the professor of language explores the nuanced boundaries between “normal” and “disabled” worlds.A remarkable memoir of fathering, winner of the 2001 Strega Prize, Italy’s most prestigious literary honor, Born Twice is noted Italian author Guiseppe Pontiggia’s American debut. Sometimes meditative, often humorous, and always probing, Pontiggia’s haunting characters linger and resound long after the book is done.

Praise
“[S]ubversive, deeply affecting . . . hard to shake.” –The San Francisco Chronicle“[A]rtful . . . .
[L]ays bare the . . . stakes in representing the disabled.”—The New York Times Book
Review“[C]ompassionate, deeply moral.”—Publishers Weekly


About the this author
Born in Como in 1934, novelist and essayist Giuseppe Pontiggia was editor of Verri and co-editor of L’Almanacco dello Specchio. He is the best-selling and award-winning author of numerous novels and a collection of essays. Born Twice was awarded a Strega Prize, Italy’s most prestigious literary award, in 2001, and is his first major work to appear in English.

Friday, May 19, 2006

Saudade


Saudade,
Bevivino Editore,
Milano.

Uno spazio franco, bianco come un pezzo di carta, su cui penne, sensibilità ed esperienze diverse contribuiscono alla formazione di un unico corpo letterario privo di confini culturali ed espressivi. Si passa dai luoghi rumorosi di silenzio d’una infanzia surreale del pugliese Montrone, all’altrettanto surreale racconto di Herrera perduto nella solitudine d’una vita finalizzata alla produzione, dalle strade di Genova di Olivieri, dove si consuma la birichinata d’un bimbo che sogna le distese degli indiani ma che da quelle strade invece non uscirà mai, ai ghetti di New York di James dove basta gridare a un nero che è un ladro per sparargli addosso. E ancora, si vivrà il viaggio freakettone di Mirra e il viaggio nelle fessure di ricordi e guerre nella Jugoslavia di Nenad, o la fuga tra morte e poesia nell’introspezione di Stanisic...

Dalla postafazione di Saudade:

“Narrasud è un suddito ribelle…” con queste parole cominciava l’esperienza della rivista bimestrale Narrasud, che uscì per tutto il 2000 e che viene oggi ripresentata, in volume, con un nuovo titolo e un nuovo editore, in alcuni suoi contributi significativi.
L’idea di una rivista di letteratura delle migrazioni mi venn ein seguito a una serie di lunghe discussioni con un caro amico, Gianpaolo Ferrara, un giovane scrittore di Benevento che oggi vive e lavora in America. “Don Pablo”, questo è il nomignolo che toccò a Gianpaolo per il suo gioco di dichiarare regressiva la piemontese unità italiana nei confronti della “civiltà borbonica”, si dimostrò subito entusiasta. Secondo lui la letteratura delle migrazioni poteva essere (è) una chiave di lettura formidabile sia della letteratura contemporanea che del fenomeno migratorio stesso. Per questo motivo una rivista che portasse avanti il “racconto di migranti” fu accolta da Pablo con mirabile impegno e immediatamente ne diventò il principale organizzatore. Se qualche cosa di buono Narrasud ha detto e scritto, come abbiamo creduto quando la rivista riceveva spontaneamente recensioni positive dai giornali e riviste specialistiche, questo è merito soprattutto di Don Pablo che, sobrio per tutto l’arco della giornata, ha contattato scrittori, letto e revisionato con cura i testi che arrivavano in quantità e qualità sorprendenti. All’esperimento della progettazione e della raccolta dei testi, seguì la sorpresa. I diversi racconti, articoli e documenti di vario genere che ricevemmo da diverse parti del mondo ci sembrarono infatti estremamente ricchi e rispondenti a quel che pensavamo dovesse essere Narrasud. Insomma, iniziavano ad avere il materiale per comporre la rivista ed eravamo sempre più convinti del nostro filo conduttore. Narrasus sono scritti sull amigrazione, ma anche e soprattutto percorsi soggettivi di migranti.
Concordammo che i “percorsi” avrebbero dovuto convertire l’immagine consueta del migrante come “vittima” dei processi di trasformazione in atto. Ciò a cui eravamo interessati erano, da un lato, le traiettorie di un individuo che agisce nei rapporti sociali, dall’altro quell edei “movimenti” di un corpo collettivo che fa pressione ai confini dei paesi occidentali speranzosi, attraverso legislazioni di contenimento e regolazioni, di poter governare il fenomeno. È indubbio che molti di coloro che decidono di esodare dalle proprie terre d’origine sono vittime dello sfruttamento e dell’esclusione, quando non anche dell’ignoranza e del razzismo; Narrasud, però, ha cercato soprattutto di mettere in rislato le caratteristiche attivedi individui inseriti in processi sociali che influiscono sul cambiamento dei processi stessi. Il migrante, dunque, come suddito, ma un suddito che non risponde agli ordini del padrone, che non sta fermo e inerme dinanzi alle diverse calamità che gli piovono addosso; piuttosto sceglie di muoversi, di cambiar luogo collettivamente e di diventare ribelle.
Un modo corretto di evidenziare quest’inversione di rotta ci sembrò quello di dedicare una parte della rivista alle “storie di vita”di singoli, coppie e intere comunità. I Curdi in Calabria, le donne africane e sudamericane a Roma nei lavori terziari più miseri e nella “cura alle persone”, così come storie di migranti italiani in America nei primi del ‘900, sono stati alcuni dei temi monografici affrontati in questa rubrica, ora assente in questa nuova pubblicazione.
Un aspetto che mi colpì particolarmente allora, parlando con i profughi e i lavoratori immigrati che hanno collaborato con NarraSud, riguarda l’autopercezione che essi avevano della loro vicenda migratoria. Per quasi tutti il trasferimento era frutto di una combinazione intricata di desideri e di bisogni elementari. Dai secondi si cerca di fuggire, verso i primi si vuole arrivare. In questo senso il migrante è tale in ogni luogo fisico, vive questa tensione del movimentocome una speranza che tenta di costituire nei luoghi in cui transita.
Di percorsi migratori, esodi e speranze ha parlato Narrasud. Questa impostazione à rintracciabile in parte anche nella veste squisitamente narrativa di saudade se è vero, come sostenemmo allora, che la narrativa della migrazione è semplicemente il racconto dei desideri di libertà dei migranti da ogni costrizione.
Francesco Maria Pezzulli.

L’antologia Saudade, a cura di Giacomo Niccolò, è stata pubblicata nel 2003 dalla Francesco Bevivino Editore di Milano (www.bevivinoeditore.com).
Vi hanno partecipato i seguenti autori con i seguenti scritti:
Basz Gustavo con “Tre dipinti con fiori”.
Dekhis Amor con “La crociera”
Ilic Slobodan con “Al momento buono”
Komla-Ebri Kossi con “La manif”.
Kelvin Christopher James con “Il vile”
Mirra Christian, con “Cinque anni fa, d’estate”
Montrone Giuseppe con “L’uomo che suonava il silenzio”.
Nenad Veli Kovi con “La fessura”.
Oliva Peter con “L’apprendista”
Oliviero Roberto con “Lupo giallo”
Pierantoni Gabriele con “Polvere”.
Russo Albert con “Scritto nel sangue”.
Segre Herrera Ernesto con “Nora e l’Armeno”.
Stanisic Bozidar con “Sembra tutto ok”.
Urrolabeitia Alejandro con “Loscialle”

Tanto prima o poi vi ammazzo tutti quanti

Tanto prima o poi vi ammazzo tutti quanti!
Cooperativa Distrazioni Editoriali,
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Narrasud Numero 3



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Scritti e Percorsi Migratori

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Narrasud Numero 1


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Sull'Azzardo e su altre cose azzardate



Sull'azzardo e su altre cose azzardate,

Michele Di Salvo Editore,

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Thursday, May 18, 2006

Il Sabba delle Follie e Cialtronate Varie


Il Sabba delle Follie e Cialtronate Varie,
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